NC-283
10.03.2025
Il modo più opportuno di esemplificare The Conversation (La Conversazione, 1974), ridistribuito in 4K dalla Lucky Red nelle sale italiane dal 10 al 16 marzo, è ricordare l'enigmatica sequenza finale: un uomo, solo in un appartamento smantellato, suona il sassofono. Come sia arrivato a quel punto e cosa gli sia accaduto lo possiamo comprendere sin dall’inizio del film, dove è già racchiusa l’essenza della vicenda.
Un’ampia piazza gremita di persone è inquadrata dall’alto. La macchina da presa segue i movimenti di un mimo che imita i passanti; poi, progressivamente, emergono alcuni volti, ma ancora non sappiamo chi sia il protagonista. Da questa prospettiva è possibile osservare e ascoltare chiunque, senza essere visti: noi guardiamo gli altri, ma loro ignorano di essere osservati. Origliamo conversazioni di sconosciuti, scrutiamo le loro espressioni, finché l’inquadratura si concentra su due figure precise. L’audio si fa disturbato e ben presto capiamo di trovarci nel punto di vista di un investigatore, intento a spiare una coppia che continua a girare in tondo nella piazza.
L'enigmatica coppia di The Conversation (La conversazione, 1974)
Harry Caul è una di quelle persone che dedicano la propria vita al lavoro senza farsi troppe domande. Il suo, però, è un impiego eccezionale, non adatto a chiunque, che affronta quasi con divertimento: deve trovare costantemente nuovi modi per registrare conversazioni nelle situazioni più disparate e per clienti di ogni tipo. Il suo compito, in fondo, è entrare nelle vite altrui.
Si dedica con impegno al lavoro, assorbendo gran parte della giornata. Del resto, la sua quotidianità è priva di molti altri elementi: la sua professione sembra riflettersi anche nella vita privata, macchiandola di una sorta di deformazione professionale. Non riesce a vivere serenamente una relazione, abita in una casa spoglia e usa solo telefoni pubblici. L’unico passatempo che si concede è il sassofono, che suona nei momenti di solitudine, accompagnato dal sottofondo di un vinile.
È questo il contesto da cui prende vita il capolavoro di Francis Ford Coppola con protagonista Gene Hackman. Ben presto, però, la pellicola assume una piega inaspettata, trascinando lo spettatore nei meandri della mente di un uomo molto più complesso di quanto sembri.
Gene Hackman, nell'indimenticabile ruolo di Harry Caul
Harry è un ascoltatore inosservato, un uomo che colleziona frammenti di vite sconosciute. Riascolta innumerevoli volte registrazioni di ogni tipo, nel tentativo di cogliere un significato più profondo dietro stralci di discorsi apparentemente banali e quotidiani. Senza rendersene conto, però, la conversazione della giovane coppia che un facoltoso cliente gli ha commissionato di registrare inizia a ossessionarlo.
Cerca di liberarsi dal senso di colpa confessandosi (è infatti un fervente cristiano), si ripete più volte di star semplicemente svolgendo il proprio lavoro, ma la sua natura umana lo tradisce. La tendenza a empatizzare con chi ascolta gli impedisce di uscire dalla spirale di ossessioni e paranoie in cui è intrappolato.
The Conversation è un film in cui ogni parola ha un valore preciso, soprattutto quelle più semplici. Caul le ritaglia e le ricompone per costruire un quadro da consegnare al cliente, ma come si può restare indifferenti di fronte a una terribile verità che si è scoperta? Proprio quando questa rivelazione diventa chiara, ha inizio un gioco di silenzi - del resto, dove le parole pesano, anche i silenzi non sono da meno - e di gesti improvvisi, che l’inquadratura spesso stenta a seguire.
Francis Ford Coppola e Gene Hackman sul set del film
Il protagonista tenta di agire, ma il passato continua ad imprigionarlo senza che lui se ne renda conto; la spirale di ossessioni si fa ancora più vorticosa, perché Harry è condannato ad ascoltare inerme. Gli risulta sempre più difficile vivere serenamente la sessualità, mentre il rapporto maniacale con la fede mette in luce tutte le sue contraddizioni.
Nulla è come sembra in questo lungometraggio. Lo stesso Caul crede di essere in una posizione privilegiata - come abbiamo detto in precedenza lui spia le vite di persone che non ne sono a conoscenza - ma si renderà conto di non essere diverso dagli individui che osserva segretamente. Caul deve accettare la sua natura di essere umano, fragile ed esposto come chiunque altro.
Non è infatti un caso che l’immagine più emblematica del film lo ritragga con il sassofono: solo suonando Harry riesce ad abbandonarsi a qualcosa di esterno a sé, cosa che non gli riesce in presenza di una donna o di un amico.
The Conversation (La conversazione, 1974)
Coppola da progressivamente forma ad un racconto delicato, che non ha bisogno di esplicitazioni. Solo in brevi istanti, ad esempio, si accenna a qualche elemento del passato di Caul; i dialoghi, per quanto siano il centro del film, non si fanno mai troppo profondi o arzigogolati.
Tutto questo accade perché il cineasta vuole rappresentare in modo realistico, e non retorico, i sentimenti umani e le relazioni interpersonali, che spesso generano fraintendimenti e parole non dette: le conversazioni sono proprio il frutto di tutte queste difficoltà.
Se però da un latoThe Conversation riesce a scavare nei meandri delle vite individuali e dei rapporti, dall’altro risulta connesso anche ad importanti accadimenti storici. Considerando infatti la data della sua uscita, il film arriva poco dopo lo Scandalo Watergate; Coppola raccontò di aver avuto problemi per questa strana coincidenza, ma sostenne che la sceneggiatura fosse stata conclusa negli anni '60 e che le riprese fossero terminate prima di quel preciso episodio politico.
Immagini dallo Scandalo Watergate
Da dove proviene allora una connessione del genere? Del resto, spesso, nel cinema accade che un film paia anticipare un accadimento storico. Come è possibile? Forse queste apparenti coincidenze sono il frutto delle capacità di un artista di osservare il reale; chi scruta attentamente ciò che lo circonda, infatti, alle volte è capace di percepire più acutamente l’atmosfera storica che produce gli avvenimenti futuri. Il periodo che va tra gli anni ‘60 e ‘70 fu saturo di tensioni e di paranoie per gli Stati Uniti e evidentemente Coppola era riuscito a presentire quell’atmosfera.
Piano individuale e collettivo quindi si intrecciano, ma oltre a ciò sono numerosi sono anche i riferimenti ad altre opere cinematografiche e non solo. Coppola ha dichiarato di essersi ispirato a Blow-up (1966) di Michelangelo Antonioni, per quanto riguarda il concetto di "immortalare un delitto con un dispositivo tecnologico", e al romanzo Der Steppenwolf (Il lupo nella Steppa, 1927) di Herman Hesse per quanto concerne invece la figura del protagonista.
Forse proprio la fitta rete di riferimenti e le numerose letture possibili della pellicola gli valsero lo straordinario successo internazionale, che gli fece ottenere la Palma d’Oro a Cannes e tre nominations agli Oscar, tra le quali Miglior Sonoro. Proprio la qualità del suono, che è frutto di una selezione, ci fa comprendere il valore di recuperare, o rivedere, un’opera del genere al cinema. Solo il grande schermo consente realmente di immergersi nel silenzio che fa da contorno agli sporadici ma significativi suoni di The Conversation.
NC-283
10.03.2025
Il modo più opportuno di esemplificare The Conversation (La Conversazione, 1974), ridistribuito in 4K dalla Lucky Red nelle sale italiane dal 10 al 16 marzo, è ricordare l'enigmatica sequenza finale: un uomo, solo in un appartamento smantellato, suona il sassofono. Come sia arrivato a quel punto e cosa gli sia accaduto lo possiamo comprendere sin dall’inizio del film, dove è già racchiusa l’essenza della vicenda.
Un’ampia piazza gremita di persone è inquadrata dall’alto. La macchina da presa segue i movimenti di un mimo che imita i passanti; poi, progressivamente, emergono alcuni volti, ma ancora non sappiamo chi sia il protagonista. Da questa prospettiva è possibile osservare e ascoltare chiunque, senza essere visti: noi guardiamo gli altri, ma loro ignorano di essere osservati. Origliamo conversazioni di sconosciuti, scrutiamo le loro espressioni, finché l’inquadratura si concentra su due figure precise. L’audio si fa disturbato e ben presto capiamo di trovarci nel punto di vista di un investigatore, intento a spiare una coppia che continua a girare in tondo nella piazza.
L'enigmatica coppia di The Conversation (La conversazione, 1974)
Harry Caul è una di quelle persone che dedicano la propria vita al lavoro senza farsi troppe domande. Il suo, però, è un impiego eccezionale, non adatto a chiunque, che affronta quasi con divertimento: deve trovare costantemente nuovi modi per registrare conversazioni nelle situazioni più disparate e per clienti di ogni tipo. Il suo compito, in fondo, è entrare nelle vite altrui.
Si dedica con impegno al lavoro, assorbendo gran parte della giornata. Del resto, la sua quotidianità è priva di molti altri elementi: la sua professione sembra riflettersi anche nella vita privata, macchiandola di una sorta di deformazione professionale. Non riesce a vivere serenamente una relazione, abita in una casa spoglia e usa solo telefoni pubblici. L’unico passatempo che si concede è il sassofono, che suona nei momenti di solitudine, accompagnato dal sottofondo di un vinile.
È questo il contesto da cui prende vita il capolavoro di Francis Ford Coppola con protagonista Gene Hackman. Ben presto, però, la pellicola assume una piega inaspettata, trascinando lo spettatore nei meandri della mente di un uomo molto più complesso di quanto sembri.
Gene Hackman, nell'indimenticabile ruolo di Harry Caul
Harry è un ascoltatore inosservato, un uomo che colleziona frammenti di vite sconosciute. Riascolta innumerevoli volte registrazioni di ogni tipo, nel tentativo di cogliere un significato più profondo dietro stralci di discorsi apparentemente banali e quotidiani. Senza rendersene conto, però, la conversazione della giovane coppia che un facoltoso cliente gli ha commissionato di registrare inizia a ossessionarlo.
Cerca di liberarsi dal senso di colpa confessandosi (è infatti un fervente cristiano), si ripete più volte di star semplicemente svolgendo il proprio lavoro, ma la sua natura umana lo tradisce. La tendenza a empatizzare con chi ascolta gli impedisce di uscire dalla spirale di ossessioni e paranoie in cui è intrappolato.
The Conversation è un film in cui ogni parola ha un valore preciso, soprattutto quelle più semplici. Caul le ritaglia e le ricompone per costruire un quadro da consegnare al cliente, ma come si può restare indifferenti di fronte a una terribile verità che si è scoperta? Proprio quando questa rivelazione diventa chiara, ha inizio un gioco di silenzi - del resto, dove le parole pesano, anche i silenzi non sono da meno - e di gesti improvvisi, che l’inquadratura spesso stenta a seguire.
Francis Ford Coppola e Gene Hackman sul set del film
Il protagonista tenta di agire, ma il passato continua ad imprigionarlo senza che lui se ne renda conto; la spirale di ossessioni si fa ancora più vorticosa, perché Harry è condannato ad ascoltare inerme. Gli risulta sempre più difficile vivere serenamente la sessualità, mentre il rapporto maniacale con la fede mette in luce tutte le sue contraddizioni.
Nulla è come sembra in questo lungometraggio. Lo stesso Caul crede di essere in una posizione privilegiata - come abbiamo detto in precedenza lui spia le vite di persone che non ne sono a conoscenza - ma si renderà conto di non essere diverso dagli individui che osserva segretamente. Caul deve accettare la sua natura di essere umano, fragile ed esposto come chiunque altro.
Non è infatti un caso che l’immagine più emblematica del film lo ritragga con il sassofono: solo suonando Harry riesce ad abbandonarsi a qualcosa di esterno a sé, cosa che non gli riesce in presenza di una donna o di un amico.
The Conversation (La conversazione, 1974)
Coppola da progressivamente forma ad un racconto delicato, che non ha bisogno di esplicitazioni. Solo in brevi istanti, ad esempio, si accenna a qualche elemento del passato di Caul; i dialoghi, per quanto siano il centro del film, non si fanno mai troppo profondi o arzigogolati.
Tutto questo accade perché il cineasta vuole rappresentare in modo realistico, e non retorico, i sentimenti umani e le relazioni interpersonali, che spesso generano fraintendimenti e parole non dette: le conversazioni sono proprio il frutto di tutte queste difficoltà.
Se però da un latoThe Conversation riesce a scavare nei meandri delle vite individuali e dei rapporti, dall’altro risulta connesso anche ad importanti accadimenti storici. Considerando infatti la data della sua uscita, il film arriva poco dopo lo Scandalo Watergate; Coppola raccontò di aver avuto problemi per questa strana coincidenza, ma sostenne che la sceneggiatura fosse stata conclusa negli anni '60 e che le riprese fossero terminate prima di quel preciso episodio politico.
Immagini dallo Scandalo Watergate
Da dove proviene allora una connessione del genere? Del resto, spesso, nel cinema accade che un film paia anticipare un accadimento storico. Come è possibile? Forse queste apparenti coincidenze sono il frutto delle capacità di un artista di osservare il reale; chi scruta attentamente ciò che lo circonda, infatti, alle volte è capace di percepire più acutamente l’atmosfera storica che produce gli avvenimenti futuri. Il periodo che va tra gli anni ‘60 e ‘70 fu saturo di tensioni e di paranoie per gli Stati Uniti e evidentemente Coppola era riuscito a presentire quell’atmosfera.
Piano individuale e collettivo quindi si intrecciano, ma oltre a ciò sono numerosi sono anche i riferimenti ad altre opere cinematografiche e non solo. Coppola ha dichiarato di essersi ispirato a Blow-up (1966) di Michelangelo Antonioni, per quanto riguarda il concetto di "immortalare un delitto con un dispositivo tecnologico", e al romanzo Der Steppenwolf (Il lupo nella Steppa, 1927) di Herman Hesse per quanto concerne invece la figura del protagonista.
Forse proprio la fitta rete di riferimenti e le numerose letture possibili della pellicola gli valsero lo straordinario successo internazionale, che gli fece ottenere la Palma d’Oro a Cannes e tre nominations agli Oscar, tra le quali Miglior Sonoro. Proprio la qualità del suono, che è frutto di una selezione, ci fa comprendere il valore di recuperare, o rivedere, un’opera del genere al cinema. Solo il grande schermo consente realmente di immergersi nel silenzio che fa da contorno agli sporadici ma significativi suoni di The Conversation.