INT-88
14.03.2025
Vic Carmen Sonne è sicuramente una delle attrici più promettenti dell’attuale panorama cinematografico danese, dopo aver dimostrato il suo talento in Winter Brothers (2017) e Godland (2022) di Hylnur Pálmason e Holiday (2018) di Isabelle Eklöf, ha finalmente avuto l’occasione di interpretare lo sfaccettato personaggio di Karoline in The Girl with the Needle (2024) di Magnus von Horn, recentemente nominato agli Oscar nella categoria di Miglior Film Internazionale e disponibile in streaming sulla piattaforma MUBI.
Il terzo lungometraggio di von Horn ci trasporta ad inizio Novecento, subito dopo la Prima Guerra Mondiale, e segue le vicende di una giovane donna (interpretato da Sonne) ridottasi in povertà che, dopo essere stata abbandonata e messa incinta, inizia a cercare una soluzione per porre fine alla sua gravidanza ma verrà “salvata” da Dagmar (Trine Dyrholm), enigmatica signora che gestisce un negozio di dolciumi e che cerca di aiutare le ragazze nella stessa condizione della protagonista.
L’attrice ha ricevuto vari riconoscimenti per la sua straordinaria interpretazione, tra cui una nomination come Miglior Attrice agli European Film Awards. Abbiamo avuto il piacere di incontrare Vic Carmen Sonne, che ci ha raccontato della collaborazione con Magnus von Horn e Trine Dyrholm, di come si è preparata al ruolo e dello stato attuale del cinema danese.
Vic Carmen Sonne in The Girl with the Needle (2024)
Cosa ti ha convinto ad accettare il ruolo di Karoline?
Tutto è avvenuto ancor prima di leggere la sceneggiatura. Nei sei mesi antecedenti al processo di casting Magnus mi aveva inviato diverse mail nelle quali mi raccontava del film e del suo processo creativo. Mi ha colpito sin da subito il tono sincero e genuino delle sue parole; il ruolo di Karoline era interessante certamente, ma credo che sia stata la personalità di Magnus a convincermi di più, sapevo che avrei lavorato con una persona che aveva una visione chiara e una profonda volontà di immergersi in questa storia. Dopo aver fatto il provino per la parte ed esser stata accettata, sono passati ben due anni e mezzo prima dell’inizio delle riprese. In questo periodo ho letto diverse versioni della sceneggiatura e mi sono interfacciata con Magnus per capire meglio Karoline e la sua storia, è stata una collaborazione piuttosto inclusiva. Ho avuto la sensazione che avremmo lavorato bene già da quelle prime mail. All’epoca non avevo ancora visto Sweat (2020) e non conoscevo minimamente il cinema di Magnus.
Com'è stato recitare in questo insolito film in costume?
Il lavoro della crew per ricreare le scenografie d’epoca, ma anche i costumi e l’intera atmosfera mi hanno aiutato molto. Però il nostro intento non era quello di realizzare un film storico o fare ricerche accurate sul periodo in cui la vicenda è ambientata, eravamo per lo più interessati ad esplorare l’aspetto psicologico di Karoline, il suo rapporto con Dagmar e la varie sfaccettature “fiabesche” della storia. Non volevo fare troppe ricerche sul periodo perché poi sarei stata estremamente concentrata a ricreare determinati manierismi. Dovevo cercare il lato umano di Karoline ed immergermi nella sua realtà, era più il compito di Magnus quello di creare l’atmosfera “storica” dell’opera. Quando sono riuscita a trovare una connessione con Karoline, con ciò che le piaceva e con il suo stato d’animo, dovevo solo capire come trasmettere queste emozioni collocandole nel periodo raccontato. Ho iniziato a pensare ad alcuni film degli anni ‘10/‘20, come quelli di Charlie Chaplin, e mi sono immaginata Karoline seduta sul ciglio di una strada che osserva queste donne benestanti con una vita all’apparenza perfetta, ovvero quella che lei desidera. Ho cercato di costruire questo mondo attorno al personaggio, e Magnus non mi ha dato reference cinematografiche precise per aiutarmi.
Il che mi sorprende molto ad essere sincero. Mentre guardavo il film non mi è sembrato di veder recitare un’attrice dei giorni nostri ma una grande Diva del cinema muto, sopratutto per l’espressionismo del tuo volto.
Ti ringrazio. Magnus ha avuto due approcci molto diversi con me e Trine (Dyrholm, n.d.r.), a cui aveva dato delle reference ben precise... mentre con me è stato un po' più vago. Come ti dicevo abbiamo discusso del cinema di Chaplin e, inoltre, c’è quella bella sequenza dove Karoline e Dagmar sono in un cinema, quindi mi sono immaginata di vedere proprio uno dei suoi film. Non ho cercato di imitare nello specifico un’attrice o un determinato ruolo, mi piacerebbe avere questo approccio analitico in futuro, ma per The Girl with the Needle non era necessario perché volevo creare da sola il vissuto del personaggio. Inoltre ero ben consapevole delle sfaccettature fiabesche all’interno del film e le ho sfruttate per raccontare il cammino e i sogni di Karoline. In poche parole, la creazione di questo personaggio è stato un mix di generi, epoche storiche e soprattutto il frutto di un’intensa collaborazione con Magnus. Sarò ripetitiva, ma la parte più importante era creare un personaggio “vero” per permettere allo spettatore di immedesimarsi…anche se Karoline vive in un altro secolo.
Una sequenza del film
Certamente. Cosa ne hai pensato invece del tono dark del film? È qualcosa che ti ha spinto a intraprendere questo ruolo o è dipeso più dalla storia?
No, di solito non penso al tono del film, ci sono altri fattori più importanti, come il progetto in generale e soprattutto la connessione che riesco ad instaurare con il personaggio, o come questo può portare vantaggi al mio percorso come attrice.
The Girl with the Needle si ispira ad un reale fatto di cronaca, quanto sapevi della storia di Dagmar prima di fare il film? È molto conosciuta la vicenda in Danimarca?
Quando viene citato in qualche contenuto il suo nome, la gente è sempre del tipo “oh, non era quella che ha ammazzato quei bambini?”. Il punto è che non si conosce quasi nulla di Dagmar, solo ciò che è successo in tribunale e quello che è scritto nei referti giuridici. La gente ha provato a compiere delle ricerche su di lei, ma non si trovano altre informazioni a parte quelle legate all cronaca nera. Magnus e Lina Langebek (co-sceneggiatrice, n.d.r.) non hanno mai visto The Girl with the Needle come un film esclusivamente basato sui crimini di Dagmar, anche perché non si hanno nemmeno così tante informazioni su quello che ha fatto. Sapevo chi era e la gente conosce il suo nome, ma non è una “celebrità” come Charles Manson o altri serial killer noti.
Però bisogna aggiungere che sicuramente storie come quelle di Dagmar sono avvenute in tutta Europa in quel periodo, forse perché le donne non vivevano in facili condizioni e, in qualche modo, cercavano di aiutarsi a vicenda. Per questo trovo The Girl with the Needle piuttosto importante, se non attuale, è una vicenda che in qualche modo risulta universale.
Penso la stessa cosa. Le difficili condizioni in cui certe donne erano intrappolate le spingevano a cercare le vie più disparate per sopravvivere, spesso con terribili conseguenze. Non era nostro intento moralizzare o glorificare la figura di Dagmar o ciò che ha fatto, è non credo nemmeno che sia quello che si evince dal film, forse sono di parte però (l’attrice ride, n.d.r.). Seguendo il punto di vista di Karoline, acquisisci una diversa concezione di quello che le accade attorno e puoi capire benissimo perché prenda alcune decisioni sul figlio che ha partorito. Le tematiche affrontate risultano non solo importanti ma anche terribilmente rilevanti al giorno d’oggi.
Infatti The Girl with the Needle non riguarda solo il passato, ma anche il nostro presente, soprattutto se si pensa a quello che è successo negli Stati Uniti e in Polonia (dove l’aborto è stato reso illegale nel 2024, n.d.r.). Visto che avete girato il film in quest’ultimo Paese, volevo chiederti se hai avuto l’opportunità di parlare di questo con le persone locali.
Si né abbiamo parlato ovviamente, inoltre tutti i bambini erano polacchi e ci tengo a precisare che a nessuno di loro è stato fatto del male (l’attrice ride, n.d.r.).
Seriamente?
Sono molto seria (l’attrice continua a ridere, n.d.r.). A parte gli scherzi, attraverso il cinema cerchiamo di raccontare queste storie estremamente dure in maniera empatica e veritiera, e questo ha un effetto su noi stessi, ci unisce e ci rende capaci di creare qualcosa insieme. Quello che sta accadendo oggigiorno rende il film maggiormente significativo, ma non traumatico in un certo senso. Il cinema è in grado di creare questo legame speciale, è stato gratificante far parte di questo progetto e riuscire raccontare questa storia dopo tutto il duro lavoro che abbiamo svolto.
Vic Carmen Sonne e Trine Dyrholm
A mio parere la chimica che hai con Trine Dyrholm è il punto di forza del film. Volevo chiederti qualcosa a riguardo. Conoscevi già l’iconica attrice danese? Com'è stato lavorare con lei?
Conosco Trine da tanto tempo, credo di averla incontrata per la prima volta finita la scuola di teatro nove anni fa e concordo con quello che hai detto, è un’icona del cinema danese e più o meno ho visto tutti i suoi film. È stato interessante incontrarla in un contesto diverso, dove dovevamo condividere lo stesso spazio e creare qualcosa insieme, è stato tutto così emozionante.
Dalle tue parole posso dedurre che la sua carriera sia stata una fonte d’ispirazione.
Si, certo. Se dovessi dire alla versione passata di me che un giorno sarei arrivata a condividere la scena con lei, non ci avrei minimamente creduto. Non perché sono una persona modesta ma ho sempre avuto problemi con la mia autostima e, all’inizio della mia carriera, non avevo fiducia nei miei mezzi, quindi posso dire che è stato un privilegio lavorare, e soprattutto imparare, da lei.
Il cinema danese è diventato famoso negli ultimi decenni grazie alla figura di Thomas Vinterberg e si ha questa sensazione che i vari registi ed attori vivano e lavorino in una sorta di comune esclusiva…
Personalmente non vivo ancora in questa "esclusiva comune" (l’attrice ride, n.d.r.)
Volevo chiederti cosa ne pensassi a riguardo, vorresti unirti a questo circolo di artisti? È difficile essere “accettati” vista la tua età?
Questa è davvero una bella domanda. Più che altro perché mi chiedo chi faccia davvero parte di questa comunità, a parte i nomi noti. La realtà cinematografica danese è piuttosto piccola, però il cinema indipendente riesce a trovare un po’ di spazio. Recentemente ho recitato nel film horror Azrael (2024, diretto da E.L. Katz, n.d.r.), e anche in quel contesto esiste una sorta di “comune” dedicata esclusivamente al cinema di genere che ha dei crossover internazionali. Allo stesso tempo credo che bisogna ripensare anche al concetto di "comune" che tu intendi, adoro Vinterberg e Mads Mikkelsen, però diciamo che non sono dei teenager (l’attrice ride, n.d.r.)... ci vorrebbe un rinnovamento, il che non significa che non li rispetto. Prendi anche Lars Von Trier, cosa posso dire di lui? È un fottuto genio, ho avuto l’occasione di lavorare insieme per un breve periodo è stata un’esperienza sensazionale (l’attrice ha recitato in cinque episodi della serie The Kingdom Exodus). Per quanto riguarda Mads Mikkelsen, sono particolarmente legata alla trilogia Pusher (diretta da Nicolas Winding Refn, n.d.r.), più che altro perché sono cresciuta in quel mondo. Non perché sono una spacciatrice ovviamente (l’attrice ride, n.d.r.), ma perché sono nata nello stesso Paese dove hanno girato il primo film, mentre ho passato la mia adolescenza e vivo attualmente nel Paese del secondo capitolo, mentre durante altri anni ho vissuto dove hanno girato il terzo. Sembrerà piuttosto ironico… ma sono nata nello stesso anno in cui hanno girato il primo film. Poi c’è Vinterberg, The Celebration (1998) è uno dei miei film preferiti, dove recita anche Trine, mi ricordo ancora la scena dove lancia le chiavi nel frigorifero come per dire “ecco, fatto!”. Tutti i nomi che ho citato sono le fondamenta del Nuovo Cinema Danese nato negli anni Novanta, ma allo stesso tempo credo che sia arrivato il momento di fare posto, in questa comunità, anche a nuove voci, bisogna dare occasioni alle donne e a persone di diverse etnie o età. Vengono dati così pochi fondi in Danimarca alle registe, il che è piuttosto triste, per questo bisognerebbe "fare un pò di spazio”.
Il trailer di The Girl with the Needle (2024)
INT-88
14.03.2025
Vic Carmen Sonne è sicuramente una delle attrici più promettenti dell’attuale panorama cinematografico danese, dopo aver dimostrato il suo talento in Winter Brothers (2017) e Godland (2022) di Hylnur Pálmason e Holiday (2018) di Isabelle Eklöf, ha finalmente avuto l’occasione di interpretare lo sfaccettato personaggio di Karoline in The Girl with the Needle (2024) di Magnus von Horn, recentemente nominato agli Oscar nella categoria di Miglior Film Internazionale e disponibile in streaming sulla piattaforma MUBI.
Il terzo lungometraggio di von Horn ci trasporta ad inizio Novecento, subito dopo la Prima Guerra Mondiale, e segue le vicende di una giovane donna (interpretato da Sonne) ridottasi in povertà che, dopo essere stata abbandonata e messa incinta, inizia a cercare una soluzione per porre fine alla sua gravidanza ma verrà “salvata” da Dagmar (Trine Dyrholm), enigmatica signora che gestisce un negozio di dolciumi e che cerca di aiutare le ragazze nella stessa condizione della protagonista.
L’attrice ha ricevuto vari riconoscimenti per la sua straordinaria interpretazione, tra cui una nomination come Miglior Attrice agli European Film Awards. Abbiamo avuto il piacere di incontrare Vic Carmen Sonne, che ci ha raccontato della collaborazione con Magnus von Horn e Trine Dyrholm, di come si è preparata al ruolo e dello stato attuale del cinema danese.
Vic Carmen Sonne in The Girl with the Needle (2024)
Cosa ti ha convinto ad accettare il ruolo di Karoline?
Tutto è avvenuto ancor prima di leggere la sceneggiatura. Nei sei mesi antecedenti al processo di casting Magnus mi aveva inviato diverse mail nelle quali mi raccontava del film e del suo processo creativo. Mi ha colpito sin da subito il tono sincero e genuino delle sue parole; il ruolo di Karoline era interessante certamente, ma credo che sia stata la personalità di Magnus a convincermi di più, sapevo che avrei lavorato con una persona che aveva una visione chiara e una profonda volontà di immergersi in questa storia. Dopo aver fatto il provino per la parte ed esser stata accettata, sono passati ben due anni e mezzo prima dell’inizio delle riprese. In questo periodo ho letto diverse versioni della sceneggiatura e mi sono interfacciata con Magnus per capire meglio Karoline e la sua storia, è stata una collaborazione piuttosto inclusiva. Ho avuto la sensazione che avremmo lavorato bene già da quelle prime mail. All’epoca non avevo ancora visto Sweat (2020) e non conoscevo minimamente il cinema di Magnus.
Com'è stato recitare in questo insolito film in costume?
Il lavoro della crew per ricreare le scenografie d’epoca, ma anche i costumi e l’intera atmosfera mi hanno aiutato molto. Però il nostro intento non era quello di realizzare un film storico o fare ricerche accurate sul periodo in cui la vicenda è ambientata, eravamo per lo più interessati ad esplorare l’aspetto psicologico di Karoline, il suo rapporto con Dagmar e la varie sfaccettature “fiabesche” della storia. Non volevo fare troppe ricerche sul periodo perché poi sarei stata estremamente concentrata a ricreare determinati manierismi. Dovevo cercare il lato umano di Karoline ed immergermi nella sua realtà, era più il compito di Magnus quello di creare l’atmosfera “storica” dell’opera. Quando sono riuscita a trovare una connessione con Karoline, con ciò che le piaceva e con il suo stato d’animo, dovevo solo capire come trasmettere queste emozioni collocandole nel periodo raccontato. Ho iniziato a pensare ad alcuni film degli anni ‘10/‘20, come quelli di Charlie Chaplin, e mi sono immaginata Karoline seduta sul ciglio di una strada che osserva queste donne benestanti con una vita all’apparenza perfetta, ovvero quella che lei desidera. Ho cercato di costruire questo mondo attorno al personaggio, e Magnus non mi ha dato reference cinematografiche precise per aiutarmi.
Il che mi sorprende molto ad essere sincero. Mentre guardavo il film non mi è sembrato di veder recitare un’attrice dei giorni nostri ma una grande Diva del cinema muto, sopratutto per l’espressionismo del tuo volto.
Ti ringrazio. Magnus ha avuto due approcci molto diversi con me e Trine (Dyrholm, n.d.r.), a cui aveva dato delle reference ben precise... mentre con me è stato un po' più vago. Come ti dicevo abbiamo discusso del cinema di Chaplin e, inoltre, c’è quella bella sequenza dove Karoline e Dagmar sono in un cinema, quindi mi sono immaginata di vedere proprio uno dei suoi film. Non ho cercato di imitare nello specifico un’attrice o un determinato ruolo, mi piacerebbe avere questo approccio analitico in futuro, ma per The Girl with the Needle non era necessario perché volevo creare da sola il vissuto del personaggio. Inoltre ero ben consapevole delle sfaccettature fiabesche all’interno del film e le ho sfruttate per raccontare il cammino e i sogni di Karoline. In poche parole, la creazione di questo personaggio è stato un mix di generi, epoche storiche e soprattutto il frutto di un’intensa collaborazione con Magnus. Sarò ripetitiva, ma la parte più importante era creare un personaggio “vero” per permettere allo spettatore di immedesimarsi…anche se Karoline vive in un altro secolo.
Una sequenza del film
Certamente. Cosa ne hai pensato invece del tono dark del film? È qualcosa che ti ha spinto a intraprendere questo ruolo o è dipeso più dalla storia?
No, di solito non penso al tono del film, ci sono altri fattori più importanti, come il progetto in generale e soprattutto la connessione che riesco ad instaurare con il personaggio, o come questo può portare vantaggi al mio percorso come attrice.
The Girl with the Needle si ispira ad un reale fatto di cronaca, quanto sapevi della storia di Dagmar prima di fare il film? È molto conosciuta la vicenda in Danimarca?
Quando viene citato in qualche contenuto il suo nome, la gente è sempre del tipo “oh, non era quella che ha ammazzato quei bambini?”. Il punto è che non si conosce quasi nulla di Dagmar, solo ciò che è successo in tribunale e quello che è scritto nei referti giuridici. La gente ha provato a compiere delle ricerche su di lei, ma non si trovano altre informazioni a parte quelle legate all cronaca nera. Magnus e Lina Langebek (co-sceneggiatrice, n.d.r.) non hanno mai visto The Girl with the Needle come un film esclusivamente basato sui crimini di Dagmar, anche perché non si hanno nemmeno così tante informazioni su quello che ha fatto. Sapevo chi era e la gente conosce il suo nome, ma non è una “celebrità” come Charles Manson o altri serial killer noti.
Però bisogna aggiungere che sicuramente storie come quelle di Dagmar sono avvenute in tutta Europa in quel periodo, forse perché le donne non vivevano in facili condizioni e, in qualche modo, cercavano di aiutarsi a vicenda. Per questo trovo The Girl with the Needle piuttosto importante, se non attuale, è una vicenda che in qualche modo risulta universale.
Penso la stessa cosa. Le difficili condizioni in cui certe donne erano intrappolate le spingevano a cercare le vie più disparate per sopravvivere, spesso con terribili conseguenze. Non era nostro intento moralizzare o glorificare la figura di Dagmar o ciò che ha fatto, è non credo nemmeno che sia quello che si evince dal film, forse sono di parte però (l’attrice ride, n.d.r.). Seguendo il punto di vista di Karoline, acquisisci una diversa concezione di quello che le accade attorno e puoi capire benissimo perché prenda alcune decisioni sul figlio che ha partorito. Le tematiche affrontate risultano non solo importanti ma anche terribilmente rilevanti al giorno d’oggi.
Infatti The Girl with the Needle non riguarda solo il passato, ma anche il nostro presente, soprattutto se si pensa a quello che è successo negli Stati Uniti e in Polonia (dove l’aborto è stato reso illegale nel 2024, n.d.r.). Visto che avete girato il film in quest’ultimo Paese, volevo chiederti se hai avuto l’opportunità di parlare di questo con le persone locali.
Si né abbiamo parlato ovviamente, inoltre tutti i bambini erano polacchi e ci tengo a precisare che a nessuno di loro è stato fatto del male (l’attrice ride, n.d.r.).
Seriamente?
Sono molto seria (l’attrice continua a ridere, n.d.r.). A parte gli scherzi, attraverso il cinema cerchiamo di raccontare queste storie estremamente dure in maniera empatica e veritiera, e questo ha un effetto su noi stessi, ci unisce e ci rende capaci di creare qualcosa insieme. Quello che sta accadendo oggigiorno rende il film maggiormente significativo, ma non traumatico in un certo senso. Il cinema è in grado di creare questo legame speciale, è stato gratificante far parte di questo progetto e riuscire raccontare questa storia dopo tutto il duro lavoro che abbiamo svolto.
Vic Carmen Sonne e Trine Dyrholm
A mio parere la chimica che hai con Trine Dyrholm è il punto di forza del film. Volevo chiederti qualcosa a riguardo. Conoscevi già l’iconica attrice danese? Com'è stato lavorare con lei?
Conosco Trine da tanto tempo, credo di averla incontrata per la prima volta finita la scuola di teatro nove anni fa e concordo con quello che hai detto, è un’icona del cinema danese e più o meno ho visto tutti i suoi film. È stato interessante incontrarla in un contesto diverso, dove dovevamo condividere lo stesso spazio e creare qualcosa insieme, è stato tutto così emozionante.
Dalle tue parole posso dedurre che la sua carriera sia stata una fonte d’ispirazione.
Si, certo. Se dovessi dire alla versione passata di me che un giorno sarei arrivata a condividere la scena con lei, non ci avrei minimamente creduto. Non perché sono una persona modesta ma ho sempre avuto problemi con la mia autostima e, all’inizio della mia carriera, non avevo fiducia nei miei mezzi, quindi posso dire che è stato un privilegio lavorare, e soprattutto imparare, da lei.
Il cinema danese è diventato famoso negli ultimi decenni grazie alla figura di Thomas Vinterberg e si ha questa sensazione che i vari registi ed attori vivano e lavorino in una sorta di comune esclusiva…
Personalmente non vivo ancora in questa "esclusiva comune" (l’attrice ride, n.d.r.)
Volevo chiederti cosa ne pensassi a riguardo, vorresti unirti a questo circolo di artisti? È difficile essere “accettati” vista la tua età?
Questa è davvero una bella domanda. Più che altro perché mi chiedo chi faccia davvero parte di questa comunità, a parte i nomi noti. La realtà cinematografica danese è piuttosto piccola, però il cinema indipendente riesce a trovare un po’ di spazio. Recentemente ho recitato nel film horror Azrael (2024, diretto da E.L. Katz, n.d.r.), e anche in quel contesto esiste una sorta di “comune” dedicata esclusivamente al cinema di genere che ha dei crossover internazionali. Allo stesso tempo credo che bisogna ripensare anche al concetto di "comune" che tu intendi, adoro Vinterberg e Mads Mikkelsen, però diciamo che non sono dei teenager (l’attrice ride, n.d.r.)... ci vorrebbe un rinnovamento, il che non significa che non li rispetto. Prendi anche Lars Von Trier, cosa posso dire di lui? È un fottuto genio, ho avuto l’occasione di lavorare insieme per un breve periodo è stata un’esperienza sensazionale (l’attrice ha recitato in cinque episodi della serie The Kingdom Exodus). Per quanto riguarda Mads Mikkelsen, sono particolarmente legata alla trilogia Pusher (diretta da Nicolas Winding Refn, n.d.r.), più che altro perché sono cresciuta in quel mondo. Non perché sono una spacciatrice ovviamente (l’attrice ride, n.d.r.), ma perché sono nata nello stesso Paese dove hanno girato il primo film, mentre ho passato la mia adolescenza e vivo attualmente nel Paese del secondo capitolo, mentre durante altri anni ho vissuto dove hanno girato il terzo. Sembrerà piuttosto ironico… ma sono nata nello stesso anno in cui hanno girato il primo film. Poi c’è Vinterberg, The Celebration (1998) è uno dei miei film preferiti, dove recita anche Trine, mi ricordo ancora la scena dove lancia le chiavi nel frigorifero come per dire “ecco, fatto!”. Tutti i nomi che ho citato sono le fondamenta del Nuovo Cinema Danese nato negli anni Novanta, ma allo stesso tempo credo che sia arrivato il momento di fare posto, in questa comunità, anche a nuove voci, bisogna dare occasioni alle donne e a persone di diverse etnie o età. Vengono dati così pochi fondi in Danimarca alle registe, il che è piuttosto triste, per questo bisognerebbe "fare un pò di spazio”.
Il trailer di The Girl with the Needle (2024)